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Art · Resume
     
   
 
Enrico Gusella intervista Alessandro Taglioni    it • en
(giugno 2000)

L'acqua è una costante della tua produzione artistica. Che significato assume e cosa rappresenta nel tuo immaginario? Come entra nel tuo lavoro?

Anzitutto occorre dire che l'acqua fa parte dei materiali che uso, e nell'ambito della serie a cui ti riferisci è un po' la protagonista. E così avviene anche con il tema dell'aria. Mi interessano due cose: l'aspetto tematico, appunto, e l'aspetto pretestuale. L'approccio che ne ottengo è lo stesso che ottengo con il ritratto, dal punto di vista proprio alla pittura classica. Intendo dire che per me si tratta comunque del ritratto dell'acqua e del ritratto dell'aria, cioè la procedura è esattamente come per il ritratto di una persona. Nel caso dell'acqua, ciò m'interessa perché il tema si presta in modo particolare all'irrappresentabilità, quindi è una bella scommessa provarsi a raccontare qualcosa intorno a quanto risulta in qualche modo irrappresentabile. Potrebbe anche trattarsi di un esercizio soltanto stilistico ed estetico, ma non ermeneutico o morfologico, quindi mi sembra di qualche interesse, se non altro perché permette di procedere per "emulazioni" e fornirci un pretesto di emulazione della natura, non in modo diretto, ma con qualche artificio e qualche travisamento. In questa serie cerco di fare un'apologia, una narrazione, talvolta lungo questi scarabocchi linguistici e pittorici cerco di esaltare quelle che ritengo alcune proprietà dell'acqua e della terra. E' qui una questione di materia e di materiale che restano comunque legati alla pittura. Per questo la prima ipotesi di titolo della mostra era La pittura, il digitale, l'acqua. Perché in queste opere considero la pittura come protagonista, sia tecnicamente che tematicamente, ecco quindi le proprietà e i temi di cui sopra. Del resto credo che proporre oggi la pittura come tema di una serie di opere riconosco che possa risultare del tutto anacronistico.

Da che cosa parti per realizzare i tuoi lavori?

Parto dalla prova, intesa come prova di verità, e dalla scommessa, qualcosa che provoca a fare, insomma, qualcosa che induce a fare. Che io non so, che porta a decidere di salire sulla barca — tanto per rimanere in tema. E' importante poi capire che occorre trovare sempre la specificità che in ciascun istante riguarda questo o quell'utensile. Di qualsiasi utensile si tratti, è importante sapere che c'è questa specificità che coinvolge anche la questione dell'utensile e anche dello strumento; ma non basta, ci sono poi altre virtù e altre prerogative che occorrono per produrre qualunque cosa, e successivamente si avvia un dispositivo di produzione.

Esiste nelle tue opere un rapporto tra figura formata e l'amorfo?

Il carattere "informale" di queste opere può apparire scontato. Talvolta sono tavole opportunamente disegnate in forma di scarabocchio. Una specie di elogio dello scarabocchio. Ma ciascuna opera procede dal disegno; anche se non l'ho preparata con un precedente bozzetto — su un pezzo di carta o altro — la storia incomincia con un disegno. Questo disegno non richiede mai di essere risolto o spiegato o "sensato". Diciamo che fornisce qualche accenno, che poi si costituisce, più che formarsi, man mano, in opera compiuta, e non necessariamente riuscita. C'è la tavola, il pannello, altrove ci sono tele predisposte cominciando dai telai, assemblate una per una. Talaltra sono semplicemente lo schermo del monitor del computer, quest'ultimo è il solo caso in cui il supporto non è posto orizzontalmente. Il dipingere è già di per sé un atto assolutamente enigmatico che non necessita di moltissimi artifici e insistenze stilistiche. Questo ci può aiutare a capire l'interesse nell'opera di Fontana, per esempio, quanto a essenzialità e sobrietà. Non credo esista una morfologia dell'opera d'arte se non come questione piuttosto aleatoria e transitiva. Possiamo intenderla in altro modo nel senso dell'educazione alla lettura di un'opera, o anche nell'importanza dell'anatomia dell'immagine. E allora qui c'è proprio la questione dell'estetica e della sembianza che richiedono moltissimo esercizio sia per chi lavora nell'arte sia per chi semplicemente vi si avvicina una volta nella vita.

Deformare la realtà attraverso l'opera può essere una delle ipotesi da cui parti?

La forma non si può deformare. E' proprio il caso di dire che, invece, si può informare. C'è il dato, c'è la forma, c'è l'informazione. Non c'è padronanza sulla forma, perché sarebbe come dire che la materia è duttile, eppure ciò non toglie che vi sia formazione per chi si trova a fare. Bacon non compieva delle deformazioni, neppure il cubismo, credo. Un altro discorso è la caricatura, allora si può dire che in qualche maniera si tenta una deformazione partendo da un dato che erroneamente si ritiene esista nella realtà, che è anche ciò che compie l'arte naive.

Circa il concetto di dettaglio o di frammento, come pensi si possano collocare i tuoi lavori?

Riconosci una qualche analogia? Allora, per rispondere, e restando con la metafora, passiamo dall'acqua alla polvere, al granello, al frammento, al dettaglio, al particolare; elementi che cerco di esplorare in queste opere abbastanza esplicitamente. Cerco di farlo senza badare alla diatriba del micro/macro o al dualismo forma/contenuto. I materiali stessi sono coerenti riguardo a questo, perché abbiamo l'acqua delle opere su tela da una parte e la polvere dei toner e degli inchiostri digitali dall'altra. E forse il dettaglio esprime un po' anche la questione delle grandezze. Ossia, abbiamo le cose che ciascuno scrive, che io tento, cerco di scrivere e che possono sembrarci poche, centellinate, frammentarie anche per chi produce molto, tutto ciò confrontato con cose che ciascuno deve leggere, che sono immense, difficili, più grandi di noi, e di grande impegno. C'è questa sproporzione suggerita da questi esercizi di scrittura che appunto fanno pensare al dettaglio e che rimandano, appunto: la lettura e la scrittura.

Come intervengono il ritmo e la ripetizione nei tuoi lavori?

Il ritmo. Prima dicevo che avevo bisogno della tecnica ad acquarello perché avvertivo come questa esaltasse il movimento e l'automazione; così ciascuna volta inseguo una disposizione. E' dove qualcosa accade che s'instaura il ritmo. Allora c'è movimento. E anche violenza. E l'acquarello credo sia una tecnica specifica rispetto all'esaltazione del ritmo e del movimento, dove non ci si può fermare "né pentire", come notava Cerritelli. In questa specificità si può dire allora che il ritmo è aritmetico. Infatti, forse anche sbagliando, raramente riesco a fare un disegno che per qualche ragione faccia riferimento a quello prodotto in precedenza; in pratica, la produzione avviene come se ciascuna opera si costituisse rispetto a una serie a sé. Quindi la ripetizione interviene, sì, ma in una maniera un po' strana, a distanza di molto tempo. Comunque, in queste opere c'è un chiaro riferimento alle onde, all'acqua, e alla disposizione.

Riguardo ai frattali?

Il frattale è una trovata interessante attualmente molto sfruttata nell'informatica, pur non essendo una sua invenzione, dato che il frattale, nella realtà, lo troviamo anche nei prismi minerali, e in altri elementi della natura. La foglia dell'albero è l'inimitabile ed elaborato disegno di un frattale. Il frattale è utilissimo nei linguaggi informatici. Oggi permette di disegnare, dipingere, scrivere, comunicare, trasmettere dati. In particolare, per esempio, permette di comprimere immagini in maniera finora impensata, e, in questo modo, si capisce che con un semplice frattale possiamo davvero fare come Eta beta, quando mostrava di estrarre dalle tasche ogni sorta di cose.
 
   
 
 
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